Press Reviews 2007

image_pdfimage_print

Grieg/Brahms CONCERTO SINFONICO
Bari Fondazione Petruzzelli, december 11 2007

Sull’onda dell’incontestato successo ottenuto col Requiem di Verdi, Renato Palumbo è tornato sul podio dell’orchestra dell’Amministrazione provinciale per un mirabile concerto sinfonico. da parte sua il complesso […] ha confermato con la sua prestazione il rpofondo feeling che si è creato con il direttore, in un programma di smagliante fascino. Due brevi pagine di Grieg[…] hanno dato l’avvio alla serata, in esecuzioni nelle quali Palumbo ha distillato con mano delicata l’intenso lirismo che le impregna, poi, sempre del musicista norvegese il celeberrimo Concerto in la minore per pianoforte e orchestra. […] L’opera si è avvalsa di una solista interessante ed oggi sulla cresta dell’onda: la pianista coreana Ilia Kim, ormai italiana d’elezione. […] L’accompagnamento di Palumbo, preciso e non meno appassionato, ha fatto sì che il concerto avvincesse una volta di più gli ascoltatori. […] Ed infine la Sinfonia n.2 di Brahms. […] l’opera ha beneficiato di una esecuzione nella quale Palumbo ha con esemplare visione saputo valorizzare, con intelligenza e lirismo, anche i piccoli particolare, con una espressività cogente, con un’ampiezza sonora trascinante nella quale le impennate poderose di taglio drammatico si intrecciavano a momenti di struggente passionalità, di eroica poesia. Val la pena una volta ancora sottolineare come in questa visione ricca di avvincenti sfumeture melodiche e ritmiche l’orchestra barese si sia rivelata docile e impeccabile strumento, capace di rendere in pieno le intenzioni del direttore, il quale ha giustamente inteso alla fine di ogni brano, ma dopo Brahms in particolare, coinvolgerla nel successo tributato dal pubblico entusiasta.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, december 13 2007

Verdi REQUIEM, Fondazione Petruzzelli, Bari
november 27-29 2007

Va subito detto che l’esecuzione della Messa da Requiem ha assunto anche connotati di carattere storico in quanto il grande affresco sinfonico corale verdiano non era mai stato inserito, se non ci sono smentite dell’ultima ora, nell’ambito di una stagione lirica barese, per cui per molti appassionati ha rappresentato se non proprio una novità certamente un’occasione di riscoperta di una partitura straordinaria. Lo si è visto da come il pubblico che affollava il Piccinni ha seguito l’esecuzione: attento, concentrato, cercando di comprendere come questa serata vincesse sul piano artistico ponendo in primo piano le compagini orchestrali (La sinfonica della Provincia che ha offerto una delle migliori esecuzioni degli ultimi tempi seguendo alla lettera le indicazioni del concertatore) e corali (Coro della Fondazione Petruzzelli egregiamente disciplinato dal maestro Franco Sebastiani) impegnate in uno sforzo esecutivo che è andato oltre ogni possibile previsione. Merito innanzitutto del maestro Renato Palumbo il quale ha offerto una lettura in grado di consentire, al di là dalla struttura e dalle esigenze “liturgiche” del testo, una riflessione profonda sulla concezione ideale della morte così sentita dall’autore.
Palumbo ha introdotto l’ascoltatore in un’atmosfera sommessa, quasi di livido turgore (appena inquinato dal flebile squillo di un cellulare) per poi immettersi con un’appropriata arcata sonora nel “Kyrie” con ‘ausilio delle voci dei solisti, mentre, sconvolto da una forza tellurica impetuosa, ha tratteggiato il “Die irae”, sostenuto da rapidi staccati molto coinvolgenti. E’ apparso evidente che il direttore tendesse, sì al rispetto del dettato semantico verdiano ma anche a dare una lettura “personale” della partitura accentuando qualche sospensione nei momenti più intimi (“Mors stupebit”, “Recordare”) oltre a vorticose riprese (“Die irae” e “Sanctus”). Una direzione magnifica. L’orchestra ha risposto con prontezza insieme al coro e ai quattro solisti.
Dino Foresio, Operaclick, november 2007

Attesa legittima e [niente] affatto delusa (i cinque minuti di applausi alla fine e i ripetuti richiami alla ribalta degli interpreti lo hanno attestato chiaramente) per la Messa da Requiem di Verdi, che ha inaugurato la stagione 2007-2008 della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. Un avvio, in apparenza, un po’ anomalo, a metà fra il concerto e l’opera, ma una scelta che già in partenza ribadiva il carattere stesso del lavoro, notoriamente in ideale bilico fra spiritualità e teatralità. Un problema per gli intepreti, il direttore prima di tutti, ma Renato Palumbo – e le dichiarazioni alla vigilia dell’esecuzione l’avevano fatto chiaramente presagire – ha risolto il tutto con lucida precezione, grande equilibrio e, diciamolo pure, prorompente musicalità. Il susseguirsi serrato di momenti in cui il discorso verdiano giunge all’esaltazione o si stempera in più raccolti sussurri di interiore rapimento estatico, dinanzi ad un testo di eterna possanza, Palumbo l’ha rivissuto con una totale adesione ed estrema padronanza, trascinando su questa strada, chiaramente intuita e seguite, solisti, orchestra e coro. […] Una serata che – non sembri esagerato – può essere considerata fra quelle che «fanno storia» nella sempre più ricca vita musicale barese.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, november, 29 2007

Settantacinque minuti ad atissima tensione. Con il vigore dell’esecuzione del Requiem di Verdi è cominciata al meglio la nuova stagione lirico-sinfonica della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. […] Il Coro della Fondazione e l’Orchestra della Provincia di Bari si sono espressi al meglio delle loro possibilità, raggiungendo un livello artistico di notevole spessore. Di ciò bisogna ringraziare senz’altro il direttore Renato Palumbo, il quale ha creduto nelle potenzialità dei due complessi, usando le strategie giuste per farli crescere così. C’erano compattezza, tenuta espressiva, cura del suono, potenza e rotondità. […] Soprattutto, peccato per chi se l’è persa.
Fiorella Sassanelli, La Repubblica, november 29 2007

L’acquisto dell’erede italiano di Sinopoli a Berlino per un incarico continuativo al Petruzzelli rappresenterebbe una svolta importante per la Fondazione e gli orchestrali baresi, visti i risultati raggiunti sotto la sua direzione l’altra sera e in altre occasioni. Palumbo non ha, quindi, smentito la propria fama di concertatore severo guidando con autorevolezza l’Orchestra sinfonica delle Provincia di Bari e il Coro della Fondazione (ben preparato da Franco Sebastiani) in una lettura vivida del Requiem verdiano, interpuntato dall’imponenza quasi fisica del Dies irae che ritorna con l’inquietante ammonimento del coro tra violenti squilli di tromba, vorticosi sprofondamenti degli archi e minacciosi colpi di tamburo. Fisica, molto fisica, anche l’impetuosa e spedita direzione di Palumbo, che pure riesce ad ottenere squisiti effetti timbrici sulle variazioni dinamiche e nei pianissimo, anche dalle voci degli splendidi solisti, il soprano Tamar Iveri, il mezzosoprano Marina Prudenskaja, il tenore Francisco Casanova e il basso Konstantin Gorny. Insomma una serata di musica all’altezza di un’inaugurazione di stagione, salutata con diverse chiamate dei protagonisti da un pubblico entusiasta.
Francesco Mazzotta, Corriere del mezzogiorno, november 29 2007

Il Requiem verdiano è andato in scena ieri al Teatro Piccinni, ottimamente diretto da Renato Palumbo, che ne ha offerto una lettura equilibrata, di seducente cantabilità, aderendo proprio allo spirito operistico iù che sacrale del lavoro.
Alessandro Romanelli, L’orecchio di Dioniso , november 28 2007

G.Verdi LA TRAVIATA, Berlin Deutsche Oper, november 2007

Palumbo dirige quasi come Karajan
Renato Palumbo la segue [Anna Netrebko] con la sua orchestra molto attentamente, disponibile a servirla e ad aiutarla. Porta la sua arte come su un vassoio d’argento sopra la buca. Esattamente questo elogiavano tutte le cantanti (eccezione Birgit Nilsson) di Herbert von Karajan, è questo che Karajan e Palumbo hanno in comune. Per lo meno questa volta riceve gli applausi che merita.
Klaus Geitel, Berliner Morgenpost, november 16, 2007

Non importava che sul podio questa sera non ci fosse più il GMD ma “solo” il direttore ospite Renato Palumbo. L’orchestra e il suo ex-capo sembravano come sollevati da una grande responsabilità. Il collettivo dei musicisti sensibili sembra stimare quest’uomo, che non si è riposato sul suo prestigioso contratto ma che ha preso su di sé la responsabilità dei fallimenti altrui. Il maestro dirigerà 27 serate in questa stagione e se si ascolta la Traviata siamo tenuti a credere che diventeranno delle buone serate. Molti bellissimi piani escono dalla buca e senza stancarsi il maestro da attacchi all’orchestra e al palcoscenico.
Tagesspiegel, november 16,2007

G.Verdi I VESPRI SICILIANI, Genova, Teatro Carlo Felice
october 2007

No se entendienden las aisladas muestras de disconformidad con la labor de Renato Palumbo, que desde el podio dictò una soberana lecciòn de tensiòn dramàtica.
Andrea Merli, Opera Actual, december 2007

La bacchetta non è mancata, confermandosi ancora una volta Renato Palumbo direttore di indubbio merito, pe rla capacità di padroneggiare le forme, di svolgerle con precisione, di sostenerle in bell’equilibrio tra esigenze della partitura e del palcoscenico, tenendo in pugno un’Orchestra lodevole.
Giancarlo Landini, L’opera, november/dicember 2007

Sul podio Renato Palumbo con una direzione efficace ed elegante esaltava la qualità di un’orchestra in ottima forma, al pari di un eccellente coro.
Gianni Bartalini, Gazzettino sampierdanese, november 2007

Con una raffinata lettura a tesi, Renato Palumbo intende restituirci quest’opera, sciogliendo l’enigma stilistico dei Vespri alla luce della solida esperienza maturata con Robert le diable e Les Huguenots. Arie e duetti, infatti, hanno strutture assolutamente francesi, la vocalità – specie quella di Arrigo – è di chiarissima ascendenza meyerbeeriana e di fronte a una lettura che esalta questi aspetti spiace solo che l’opera sia eseguita in italiano facendo cadere i balletti (ma il Carlo Felice non dispone di un proprio corpo di ballo e si sa che questo in Italia è problema diffuso e antico). Che la forbice colpisca anche la parte di Arrigo è certo un peccato, ma la quantità immensa di musica composta abitualmente per il grand-opèra era tale proprio per essere adattata di volta in volta al cast scritturato e […] s’è scelto senza dubbio il male minore. Pienamente compensato, peraltro, dalla bellezza del fraseggio orchestrale, dall’ampio respiro degli assiemi, dalla coerenza del disegno complessivo. Basti citare la celeberrima sinfonia, qui rivissuta come per la prima volta in rapporto drammaturgico con l’opera: così le due riprese del tema principale nel duetto fra Arrigo e Monforte presentano sottilissime variazioni dinamiche, perfettamente speculari all’esposizione nella sinfonia. L’aver privilegiato l’ascendenza francese, dilatato solennemente i recitativi, preferito in orchestra le trasparenze ai turgori non significa peraltro aver rinunciato alla tensione drammatica, solo averla iscritta in un disegno più ampio, che fa anche riflettere su quanto l’abusatissimo aggettivo “verdiano” possa essere ripensato e messo in discussione, al di là di una superficiale immediata teatralità. Eseguita piano, com’è scritta, anche la cabaletta “è dolce raggio” acquista un sapore nuovo, più poetico, meglio inserito nel climax del terzo atto, ricco di dettagli più che di magniloquenza
Roberta Pedrotti, Gli amici della musica, november 2007

Efficace la bacchetta di Renato Palumbo.
Giorgio Gualerzi, Famiglia Cristiana, november 11, 2007

Altrettanto convincente è parsa la direzione di Renato Palumbo, una direzione curata nel dettaglio e connotata da incisività e brio.
Alberto Bazzano, Musicultura on line, november 6, 2007

L’esecuzione musicale poggia sulel spalle sicure di Renato Palumbo, direttore capace di tenere in pugno i grandi assiemi e di regalare bei momenti di abbandono lirico ad una cantabilità verdiana che la sua bacchetta […] sa rendere attenta alle ragioni del palcoscenico.
Alessandro Mormile, Corriere dell’arte, november 2, 2007

..l’orchestre est de toute beauté sous la direction musicale de Renato Palumbo
Christian Jarniat, Tribune bulletin Côte d’azur, november 2, 2007

Il est vrai aussi que Renato Palumbo galvanise au mieux ses troupes (fosse et scène) dans un maelstrom fulgurant de rage, puissance bref, amour verdien.
Christian Columbeau, www.lepetitjournal.com, octobre 23, 2007

Più che la regia è la direzione musicale che con forza espressiva e narrativa restituisce il clima dell’opera. Renato Palumbo controlla bene orchestra e partitura, dal piano al forte, aumentando, diminuendo, smorzando, facendo emergere i singoli suoni, con una direzione appropriata che conosce momenti di impeto senza prevaricare troppo le voci.
Ilaria Bellini, www.teatro.org, october 22 2007

Palumbo ha ben regolato il rapporto fra la cantabilità vocale e le scene drammatiche: ha in sé gli accenti della musica verdiana e, in ciò, prosegue con onestà la tradizione schietta dei direttori d’opera italiana.
Giangiorgio Satragni, La stampa, ottober 22 2007

…. musicalmente erano Vespri di riguardo. Renato Palumbo ha lavorato bene con una compagnia di canto esemplare […]. Della concertazione hanno convinto la concezione interpretativa, l’impeto calibrato e la cura dei dettagli. Firme direttoriali riconoscibili erano la predilezione per scelte di tempo un po’ didascaliche nel differenziare gli squarci lirici, come i meravigliosi terzetti. Ma già nella sinfonia, lucente nel suono e ariosa nell’ampio respiro cantabile, Palumbo ha fatto presagire la nobiltà e la saggezza teatrale che avrebbero ispirato la rilevante lettura complessiva.
Angelo Foletto, La repubblica, october 22 2007

Gli applausi ci sono stati […] soprattutto in direzione della bravissima soprano e dell’orchestra con il suo direttore Palumbo, già accolti con favore dopo l’ouverture.
e.q. Corriere mercantile, october 21 2007

Renato Palumbo dà colore ai Vespri in bianco e nero
Fortuna che c’era Renato Palumbo, venerdì sera: grande direzione, già lo si è capito dall’ouverture, energica e vitale, mai è caduta la tensione, con splendidi contrasti tra le parti più ritmiche e quelle cantabili, con una splendida frase dei violoncelli e tutti i colori al posto giusto; e ottima anche nel supporto del canto, mai di troppo e mai manchevole, insomma, la classica botte di ferro.
Barbara Catellani, Il giornale, october 21 2007

La musica è sghemba, una di quelle opere di Verdi che affascinano proprio per la non compiutezza di forma e stile. Renato Palumbo, peraltro, mostra un dominio e una consapevolezza dello strano modo di essere di questa partitura, come se la dirigesse da sempre. Sa stringere e allargare al momento opportuno, sa sottolineare tutto il bello. È l’ora del riscatto dopo il « fattaccio»di primavera scorsa, quel Freischütz berlinese che grida ancora vendetta.
Enrico Girardi, Il corriere della sera, october 21 2007

G.Rossini OTELLO, Pesaro, Rossini Opera Festival, Pesaro, august 2007

Renato Palumbo, alla guida dell’Orchestra del Comunale di Bologna, ha restituito di Otello i bagliori preromantici di secondo e terzo atto (che contengono momenti di assoluta bellezza) non sacrificandone in nulla comunque lo spirito belcantistico, aliena in ogni caso, la sua lettura, da evanescenti linfatismi ma intrisa, piuttosto, di un corrusco e trascinante senso del dramma musicale.
Davide Annachini, L’Opera, september 2007

Renato Palumbo, una delle bacchette più attente e sensibili per il Rossini serio, […] afferma una lettura intelligente e accurata. […] Nelle sfumature dell’ouverture, in dettagli del terzo atto, nell’intelligente accentazione del ritmo-Leitmotiv del Moro, s’intendono idee che contribuiscono a creare un Otello interessantissimo.
Roberta Pedrotti, Gli amici della musica, september 2007

An exceptional cast and conductor […] Renato Palumbo conducts an urgent reading wich subtly realises the score’s often remarkable sonorities, wich generates a tragic inevitability powered by a finely sprung rhytmic momentum.
The stage.com

Palumbo dirigió muy bien, en lo que resultaría la mejor dirección musical de esta edición, […] la orquesta respondió bien y el coro tuvo su mejor actuación vocal, y el equilibrio con la escena -difícil en este sitio- fue ideal.
Jorge Binaghi, Mundoclasico, 24 agosto 2007

La concertazione di Renato Palumbo, a capo dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, si fonda su di una lettura molto omogenea ed ariosa della partitura rossiniana, sempre equilibrata sul piano ritmico ed attenta alla resa timbrica. Gli strumenti sanno dialogare con grande espressività con le voci soliste, sottolineandone ora il lirismo, ora l’inquietudine. In particolare gli archi, nel tratteggiare le pulsazioni febbrili dell’ansia di Desdemona nel secondo atto, determinano un significativo coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Filippo Tadolini, Operaclick

Al frente del excelente Coro da Camara de Praga y una magnifica Orquesta del Teatro Comunale de Bolonia, Renato Palumbo supo crear un auténtico drama, ademàs de contribuir a la sempre agradecida fiesta vocal rossiniana.
La Razon Solidaria, 16 august 2007

Dirige sabiendo lo que Rossini necessita Renato Palumbo […] Renato Palumbo dirigiò con finura y sentido del orden a una Orquesta del Comunal de Bolonia que sonò empastada y àgil.
J.A. Vela del Campo, El Pais, august 16 2007

…grobem Beifall für das sensible Dirigat des Berliner Generalmusikdirektors Renato Palumbo und das Bologneser Opernorchestern …
Dirk Schümer, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 13 agosto 2007

Renato Palumbo dirige con bravura
Michelangelo Zurletti, La repubblica, august 13 2007

Renato Palumbo dirige une Orchestra du Teatro Comunale di Bologna d’une bonne tenue, donnant à la partition de Rossini beaucoup de corps sans pour autant fallir aux exigences de souplesse qui sont la marque du maître de Pesaro.
Paul Lucas, Luxemburger Wort, august 11 2007

Sul podio dell’orchestra del Comunale di Bologna, Renato Palumbo ha diretto con accorta energia, cogliendo la complessa cifra stilistica di un melodramma che ha le radici nell’opera seria settecentesca, ma preannuncia già i fremiti del romanticismo.
Cesare Galla, L’Arena, august 10 2007

È dunque l’esecuzione musicale che regge la serata; Renato Palumbo, sul podio della brava orchestra del Comunale di Bologna (corretto è il Coro da Camera di Praga), concerta con molta cura, trova molte finezze, tiene con solidità le fila dell’esecuzione.
Arrigo Quattrocchi, Il manifesto, august 10 2007

L’orchestra del Teatro comunale di Bologna era diretta da Renato Palumbo: bacchetta elastica e attenta alle meraviglie strumentali di questa partitura che Rossini ventiquattrenne, nel 1816, lo stesso anno del Barbiere, presentò a Napoli […] la musica del prodigioso ragazzo spicca il volo e traccia sentieri ben precisi per la futura opera romantica.
Paolo Gallarati, La stampa, august 10 2007

Renato Palumbo (presente al Rof dal 2003) sta sul podio dell’Orchestra del Comunale di Bologna e fa cantare uomini e strumenti con il suo gesto ondeggiante e cordiale. Momenti grandi nell’ultimo, bellissimo atto.
Carla Maria Casanova, Il resto del Carlino, august 10 2007

…ist die von Renato Palumbo kompetent dirigierte Koproduktion mit der Deutschen Oper Berlin und der Opera von Lausanne…
Süddeutsche Zeitung, august 10 2007

G.Verdi RIGOLETTO
London, Royal Opera House Covent Garden, july 2007

There are good musical reasons for seeing this show. One is the conducting. Renato Palumbo may be new to Covent Garden, but the music director of Deutsche Oper Berlin clearly knows how to pace Verdi, phrase with the singers, obtain punchy orchestral playing and maintain impeccable ensemble. Quite a lot of the conductors whom I have observed floundering around in pits this season should be going to Palumbo for a masterclass in these essential basics.
The Times, july 11 2007

G.Verdi ATTILA, Bari Fondazione Teatro Petruzzelli, june 2007

Quale direttore della Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari è salito sul palco l’attento ed incisivo Renato Palumbo, attuale general musik director della prestigiosa Deutsche Oper di Berlino e ben noto in tutto il mondo. Palumbo ha tratto dalla ottima orchestra tutto il colore necessario a un melodramma come questo, esaltando sfumature che non ci si aspetterebbe da un’opera verdiana tutto sommato giovanile, quindi ancora non pienamente matura come quelle del successivo più noto trittico.
Giovanni Fornaio, www.drammaturgia.it, july 7 2007

Su tutto dominava la esemplare direzione di Renato Palumbo, che con accorta scelta dei tempi e impeccabile chiarezza di intuizione del disegno generale, ha conferito al tutto quella trascinante enfasi (ambita da Verdi), che anima il lavoro e ne costituisce il pregio essenziale. Palumbo, fra l’altro, ha saputo in maniera straordinaria valorizzare le finezze orchestrali (il preludio iniziale e la tempesta, tanto per citare due momenti canonici).
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno

Il direttore d’orchestra, Renato Palumbo, ha ottenuto grandi successi dirigendo Verdi e venerdì 8 giugno è stato uno dei sicuri protagonisti della serata. Ha staccato tempi perfetti e l’orchestra sinfonica della Provincia di Bari, sotto la sua bacchetta ci è parsa più precisa e più attenta alle dinamiche sonore. […] Alla fine applausi convinti da parte del pubblico per tutti e vere e proprie ovazioni per Pertusi e Palumbo, decisamente protagonisti della serata.
Luciana Solazzo, Operaclick

C.M. von Weber DER FREISCHÜTZ
Berlin Deutsche Oper, april 2007

Da quando è Gmd (GeneralMusikDirektor) alla Deutsche Oper, Renato Palumbo ha messo subito in chiaro che non è il solito italiano da esportazione che fa l’opera italiana e solo quella, ma che vuole affrontare anche il repertorio più squisitamente “della casa”. Così, se nella prossima stagione le sue due nuove produzioni saranno Aida e Der fliegende Holländer, in questa sono state Germania di Franchetti e, appunto, Der Freischütz: come dire il manifesto dell’opera tedesca dell’Ottocento, l’incunabolo del Romantik nazionale più compattamente tipico. L’aspetto interessante non è solo che Palumbo abbia scelto di dirigere quest’opera, ma come l’ha fatto. Senza cercare di essere, diciamo così, più tedesco dei tedeschi, senza cercare nella partitura quelle premonizioni wagneriane che la scuola storica ci trovava, senza sonorità corrusche e schianti tellurici. Ma sottolineando invece la sua filiazione mozartiana, del resto storicamente ineccepibile: colori chiari, concertati trasparenti e, quando si comincia a sentire odore di zolfo, un’asciutta secchezza assai più efficace del consueto bombardamento di decibel. Mettete poi uno dei pochi direttori che dirigono volentieri il belcanto e soprattutto sanno anche farlo sul Freischütz e i gioielli lirici di cui è disseminata l’opera brilleranno come non capita spesso, grazie ad accompagnamenti insieme morbidi e nervosi e a un ineccepibile ma non indulgente sostegno al palcoscenico. Così i cantanti della maison fanno un’ottima figura.
Alberto Mattioli, Classic Voice, may 2007

Schubert/Brahms CONCERTO SINFONICO, Bari, Teatro Piccinni, january 15 2007

L’atteso concerto sinfonico diretto da Renato Palumbo per la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari ha avuto esito quantomai positivo. Val la pena di sottolineare subito la concretezza del rapporto che – con conseguenze più che valide – si è stabilito fra il giovane maestro ed il complesso barese. […] D’istinto il complesso sa riconoscere i «cavalli di razza», e quindi li asseconda mirabilmente, offrendo al pubblico esecuzioni di alto livello. Così è accaduto con Palumbo, che per il suo esordio barese (peraltro l’avevamo già ampiamente e ripetutamente apprezzato al Festival della Valle d’Itria), ha scelto un programma niente affatto facile per l’accostamento e per l’intrinseco spirito delle due opere presentate: la Sinfonia n.5 di Schubert e la Sinfonia n.4 di Brahms.
Con organico opportunamente ristretto, Palumbo ha rivissuto la sinfonia schubertiana con tenera eleganza, senza però svuotarla di energia sincera e coinvolgente, esaltandone la ricca contabilità di stampo popolare, creando un’atmosfera di soddisfatta e luminosa vitalità.
Ben diversa, colta nella sua fondamentale essenza, quella che Claude Rostand definisce «autunnale, essenzialmente nordica». Con cura ai limiti del meticoloso, Palumbo ha saputo cogliere le più piccole sfumature , ricomponendo con lucida visione l’avvincente quadro complessivo con acutezza di fraseggio, rigore ritmico, nettezza di attacchi, senza cedimenti retorici, ma con trasporto contagioso.
Successo calorosissimo. Già dopo Schubert il pubblico è stato prodigo di applausi, che alla fine di Brahms sono divenuti vere ovazioni, con ripetute chiamate per il direttore, applaudito anche dalla stessa orchestra.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, january 17 2007

Primo concerto dell’anno per la Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e prima esibizione a Bari di Renato Palumbo, direttore musicale dal 2006 della Deutsche Oper di Berlino – la Scala tedesca dove è il primo italiano dopo Sinopoli a ricoprire il prestigioso incarico – e considerato tra i più rappresentativi direttori italiani a livello internazionale. Il concerto di lunedì in un teatro Piccinni gremito e festante accostava due capolavori del romanticismo tedesco: la Quinta sinfonia di Franz Schubert (composta nel 1816) e la Quarta sinfonia composta da Johannes Brahms quasi settanta anni dopo Schubert (1885), composizioni in qualche modo agli antipodi, non solo cronologicamente, nel lungo secolo attraversato dal romanticismo. Siamo abituati all’idea che Schubert, erede di un Mozart altrettanto fittizio, debba sempre sprigionare cascate di felice esuberanza, mentre Brahms accolga la dilatata serenità che deriva dalla lezione dei classici e addirittura, nella Quarta, da Bach. Palumbo ci ha svelato che esistono altre letture, molto più profonde.
La serata è divenuta letteralmente un crescendo di emozioni, poiché il direttore ha avviato il concerto con una interpretazione volutamente minimalista, riducendo la partitura schubertiana alla sua essenziale natura di delicato cristallo e concentrando tutta l’energia vitale per la colossale e densa opera brahmsiana. Dimenticate le facili sinuosità mozartiane che usualmente emanano dalle letture superficiali di Schubert, Palumbo ha trovato l’essenza profonda della struttura di una Quinta ancorata a una forma senza tempo: per pulire il suono delle sezioni dell’Orchestra, costrette a pianissimo estremi, il gesto del direttore era ridotto all’indispensabile, quasi fermo. Al contrario dell’ultima e la più “classica” delle sinfonie, la Quarta, la lettura di Palumbo ha sconvolto le facili aspettative di una compostezza formale derivanti dalla forma. Fin dal primo tema la bacchetta del direttore ha scavato, plasmato, rivelato ondate sonore sovrapposte a mirabili giochi melodici interni, esplosi nella Ciaccona e nelle variazioni dell’ultimo tempo. L’Orchestra della Provincia ha ancora una volta saputo rispondere all’invito di un grande direttore, cimentandosi con generosità in una sfida ai limiti di quelle che consideravamo, forse ingiustamente, le sue massime possibilità.
I solisti in spietata evidenza sono stati tutti eccellenti: la flautista Pisanu, l’oboista Leone, i corni Danisi e Fiore, il fagottista Dilallo, il violoncellista Gentile e il primo violino Pavaci, ma dovremmo scrivere tutti i nomi. Palumbo non si è infatti limitato a una “lettura”, come in genere è imposto dal limitato numero delle prove per un direttore ospite, ma ha costruito una vera “interpretazione”, evento assai raro per il nostro pubblico, che ha mostrato visibilmente di apprezzare una serata davvero felice, con lunghi applausi finali. Palumbo tornerà a fine stagione per l’esecuzione di Attila di Verdi e ci aspettiamo che nel frattempo l’Orchestra faccia tesoro di questa ulteriore occasione di crescita.
Dinko Fabris, La Repubblica, january 17 2007

Sarebbe una fortuna se se si avverasse in un prossimo futuro l’auspicio del sovrintendente Giandomenico Vaccari di assicurare all’ente lirico una collaborazione stabile con Renato Palumbo, il neo direttore della Deutsche Oper di Berlino, che l’altra sera il pubblico del Piccinni ha applaudito sul podio della Sinfonica in un programma tutto «viennese» fondato sulla Quinta di Schubert e la Quarta di Brahms. Se Palumbo era alla ricerca di un feeling – una delle condizioni da lui stesso poste anche solo per iniziare a ragionare di un suo possibile futuro barese – l’impressione è che una buona intesa sia stata raggiunta.
Le scelte programmatiche del maestro erano molto chiare, anche rispetto agli obiettivi e ai traguardi mitteleuropei del suo percorso artistico: rappresentare, attraverso i suoi estremi, un periodo musicale (il Romanticismo) all’interno di una società, quella austriaca, nel suo momento critico di fronte al crepuscolo dell’era asburgica. Un’era che Schubert aveva mirabilemtne evocato nella sua staticità, al punto da prevederne il tramonto. E in quest’ottica si deve leggere, per esempio, la cullante serenità nella quale Palumbo, spingendo l’orchestra a sussurrare la musica con nitore, riesce a trascinare l’uditorio a partire dal primo movimento della Quinta, sinfonia «cameristica» con la quale l’autore richiama le atmosfere del puro classicismo settecentesco con tanto di riferimenti mozartiani, soprattutto nel minuetto.
La tentazione di prodursi – come interposta persona – in un lezioso esercizio di stile non sfiora nemmeno per un momento il ragionamento musicale di Palumbo, nella cui lettura si pecepisce chiaro l’intento di proiettare il recente passato nell’immediato presente, per poi farne uno dei Leitmotive dell’intera serata. Del resto, anche Brahms, musicista che si riannoda alla tradizione classica, nella sua ultima sinfonia non si pone tanto il problema di risultare moderno, quanto di trovare anche lui una sintesi temporale (in questo caso guardando indietro, «oltre» il classicismo) attraverso la ripetuta citazione bachiana (abilmente nascosta all’orecchio) della Cantata BWV 150 nel quarto movimento. Ma a differenza di Schubert, in Brahms l’era asburgica, ormai nel clima opprimente della finis austriae, suggerisce (al contrario dell’immobilità) un’esuberanza (anche virtuosistica) e un’inquietudine che Palumbo trasmette con vigore.
Francesco Mazzotta, Corriere del mezzogiorno, january 17 2007

G.Puccini MANON LESCAUT, Barcelona, Gran Teatre de Liceu, december 2006/ january 2007

El director de orquesta Renato Palumbo acreditó en su debut en el foso liceísta un fabuloso dominio del estilo pucciniano. Sacó extraordinario partido de la orquesta, en especial de unas cuerdas que lucieron un sonido carnoso y un intenso y cálido fraseo…
Javier Pérez Senz, El Pais, december 24 2006

Palumbo llevó a la Simfònica del Liceu por caminos de gloria, como en ese logrado «crescendo» del preludio al tercer acto, con un cuarto acto que fue pura agonía, sacando toda la modernidad de esta orquestación exigente y apasionada y siguiendo a los cantantes con ojo certero. Su trabajo con la madera describiendo la aridez del desierto cargó de sentido su lectura, al igual que la magnificencia técnica del concertado del acto tercero.
Los miembros del coro demostraron su calidad como actores y siguieron a Palumbo con pericia, redondeando una gran noche de ópera.
Pablo Meléndez-Haddad, ABC, december 24 2006

Share
Category : 2007 Tags:

I commenti sono chiusi.