Recensioni 2011

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G. Puccini TOSCA Madrid, Teatro Real, luglio 2011

 

Renato Palumbo es un maestro seguro y expresivo. Impuso su sentido dramático a la Sinfónica de Madrid, consiguiendo momentos de tensión con algunas pinceladas de refinamiento. Fue la suya una lectura operística hasta las cejas, con contrastes decididos y una línea cuidada de acompañamiento.

J.A. Vela del Campo, El Pais, 13 luglio 2011

 

Triunfó anoche también la Orquesta Titular del Teatro Real, Orquesta Sinfónica de Madrid, que a las órdenes de una de las batutas más expertas en la dirección de las obras de Verdi y Puccini, Renato Palumbo, supo interpretar con igual dosis de pasión, tragedia y dulzura la complicada partitura de Puccini; una partitura cargada de tensión dramática, que demasiadas veces se cree, equivocadamente, fácil de ejecutar en todos sus matices.

Alicia Huerta, El Imparcial, 13 luglio 2011

 

G. Puccini TOSCA Paris, Opéra Bastille, aprile/maggio 2011

 

Au pupitre, Renato Palumbo dirige l’orchestre avec un véritable sens dramatique. Tout en prenant soin d’établir un équilibre entre instruments et voix, il fait ressortir les subtilités de la partition illustrant dans une unicité incroyable, les diverses ambiances et les contrastes qui servent le drame.

Sylvain Angonin, forumopera.com

G. Meyerbeer LES HUGUENOTS Madrid, Teatro Real, febbraio/marzo 2011

 

Al successo della serata (l’opera ha avuto tre recite) è stato determinante sul podio Renato Palumbo, che ama profondamente questa musica (ha diretto sia les Huguenots che Robert le diable a Martina Franca) e che ha mantenuto la tensione per le cinque ore dell’opera, eseguita praticamente integrale, eliminando i numeri di balletto, evidenziando le le novità armoniche e l’originale strumentazione, alla guida di un’Orchestra Sinfonica di Madrid e di un Coro straordinario.
Rafael Banus, L’opera, giugno 2011

 

 

Die konzertante Einstudierung der „Huguenots“ am Teatro Real war ein wichtiger Repertoireakzent in gerard Mortiers beeindruckender erster Madrider Spielzeit und bestätigte das Urteil der Geschichte. Veraussetzung für künstlerische Gelingen war die Entscheidung, die äußeren Struckturen des Werkes im Großen und Ganzen unagetastet zu lassen und nicht (wie leider vielfach üblich) zu einer entstellenden Diegestversion einzudampfen. Dort, wo man sich doch zu Kürzungen entschloss, wurden gleich ganze Nummern oder Szenen gestichen (so z. B. Das erste Bild des fünften Akts, die „Ballszene“) nicht aber – oder allenfals höchst behutsam – innerhalb der Nummern. So blieb Meyerbeers inspirierte Formgestaltung in ihrer dramaturgischen Hebelwirkung fast überall unbeeinträchtigt. Gesteigert wurdendie Schlagkraft der Musik und ihre Fähigkeit zu szenischen Imagination durch eine Aufstockung des regulären Opernchors auf imsgesamt über 100 Sängerinnen und Sänger. Zwar ist Meyerbeers Musik grundsätzlich nicht auf Massenwirkungen in angelegt, aber wo „Masse“ als solche (wie in den „Huguenots“) als dramatis persona un historische Ideenträgerin in Erscheinung tritt muss diese in der Aufführung auch zum sinn-lichen Erlebnis werden und das ihr innewohnende Emotionspotenzial freizusetzen imstande sein. Dies geschah hier in den großen Konfrontationschören von Katholiken un Protestanten im dritten und fünften Akt sowie in der grandiosen „Schwerterweihe“ des vierten Akts mit überwältigendem Furor – auch dank des inspirierenden Dirigats von Renato Palumbo, der mit dem Werk bestens vertraut ist (er leitete bereits 2002 in Martina Franca) und das Orchester des Hauses zu einer imponierenden Leistung führte. Präzision des Kollektivs wie kammermusickalische Trasparenz der Einzelstimmen und Virtuosität der Soli (Viola d’amore, Flöte, Bassklarinette u.a.) machten den Instrumentalklang als integralen Bestandteil des Dramas erfahrbar.

Siegart Döhring, Opernwelt, aprile 2011

 

Musical direction was entrusted to Renato Palumbo, whose performance was wholly convincing. Only slightly below the great names in opera conducting these days, Renato Palumbo is one of the main guarantors of quality anywhere just now. He has been a regular guest in Bilbao, but he is almost unknown in the rest of Spain, and this was in fact his debut at the Teatro Real, if I am not mistaken. Les Huguenots is an opera that needs a brilliant conductor, as otherwise the work can very easily drag and there are lots od people on stage to manage, including a very large choir. This reading seemed excellent to me with a great control of the forces under Maestro Palumbo’s command who drew fine playing and singing from his musicians. The edition used was substantially complete, though there were some cuts in the second part and the only point of criticism was the decision to place the singers behind the orchestra, a wrong choice acoustically.

José Ma. Irurzun,musicweb-international.com

 

Y no es que les faltara el apoyo de Renato Palumbo, que estuvo muy pendiente de ellos y en general de todos los cantantes. Me pareció un director de primera línea, y a él atribuyo el mayor mérito en esta versión de Los hugonotes. Sacar partido a la Orquesta del Teatro Real no es sencillo, aunque han mejorado siguen siendo una orquesta de calidad inferior a la que requiere la programación del Teatro Real, y por eso el director musical se convierte siempre en un elemento fundamental. Palumbo es muy claro dirigiendo, marca todo, es expresivo y no tiene reparo en bailar en el podio cuando la música lo requiere. Supo además concertar muy bien los diferentes elementos de modo que el resultado final resultara ‘redondo’, muy equilibrado.
Maruxa Baliñas, MundoClasico.com 04/03/2011

 

CONCERTO SINFONICO Bari, Teatro Petruzzelli, febbraio 2011

 

La Fondazione ha affidato alla bacchetta più “operistica” che “sinfonica” di Renato Palumbo, alla guida dell’orchestra del teatro, un programma dal percorso fascinoso ed intrigante: si partiva con l’ouverture dal “Don Giovanni”, pagina di grande modernità, anticipatrice com’è del sentire romantico, per poi passare al più bel concerto per corno e orchestra (il quarto) sempre del Salisburghese e concludere, infine, con la sinfonia “Patetica”, testamento estetico e musicale di Ciaikovskij completato ed eseguito pochi giorni prima della morte (suicidio o avvelenamento? Un mistero non ancora completamente svelato). Palumbo, ottimamente coadiuvato dall’Orchestra della Fondazione Petruzzelli (in forma davvero smagliante), ha saputo offrire un’interpretazione di raro pathos e grande energia della sinfonia ciaikovskiana, nella multiforme ricchezza delle febbrili vibrazioni timbriche ed espressive di cui è ricca la superba pagina, nella concertazione precisa ed elegante (si pensi all’apparentemente salottiero secondo movimento), nell’osservanza certosina delle complesse dinamiche previste in partitura per l’orchestra. Nella prima parte c’era stato il positivo debutto di Martina Repetto, giovane primo corno della compagine barese,che si è ben disimpegnata nel concerto mozartiano. Successo caloroso tributato (anche a scena aperta dopo il rutilante “Allegro molto vivace”) a direttore ed orchestra.

Alessandro Romanelli, L’Orecchio di Dioniso, 7 febbraio 2011

 

G.Verdi I DUE FOSCARI Trieste, Teatro Verdi gennaio 2011

 

Degna di nota la direzione di Renato Palumbo, incisiva e pulsante come si addice a un primo Verdi, ma senza traccia di pesantezza e ben calibrata, ricca di impennate melodiche e sfumature, traduce appieno il “colore” dell’opera verdiana. Inoltre, assecondata da un’orchestra ben affiatata, offre un accompagnamento preciso ai concertati e un buon sostegno al canto. Ilaria Bellini, Teatro.org

 

Onore e gloria al Teatro Verdi, dicevamo, per avercela proposta in questo allestimento. Quale? Quella ideata da Joseph Franconi Lee, regista raffinato e moderno, da William Orlandi, autore di pregevoli scene e costumi, da Nino Napoletano, creatore di luci dense di atmosfera e charme, e da Renato Palumbo, direttore d’orchestra. Questi artisti creano una versione moderna, sobria ma imponente, elegante ma crudelmente spoglia, di questa opera di ingiustizia e potere politico. Creano immagini suggestive e musica di altissimo livello, grazie ad un orchestra ordinata e solenne sotto la bacchetta di Renato Palumbo

Corrado Canulli, Gbopera.it

 

A questa edizione del Teatro Verdi giuliano, dov’è ancor vivo il ricordo dei Cappuccilli e dei Pons, hanno dato energico impulso la meditata e accorta guida di un direttore di vasta notorietà e di particolare sensibilità musicale quale Renato Palumbo, il quale, avendo già dimostrato il proprio talento verdiano nelBallo in maschera, ha reso con sicuro intuito la tinta aspra e sofferta dell’opera.
Danilo Soli,
Il messaggero veneto, 23 gennaio 2011

 

Frequenti accensioni e nuova consapevolezza arrivano dalla veste musicale, affidata a Renato Palumbo.
Claudio Gherbitz, Il piccolo, 23 gennaio 2011

 

gesto preciso di Renato Palumbo che si direbbe ogni sera scoprire qualcosa di nuovo nelle pieghe della partitura. Non risulta secondario l’equilibrio cercato nel disporre le alternanze per i tre ruoli principali, determinanti per il buon esito dello spettacolo e meritatamente applauditi.

Claudio Gherbitz, Il piccolo, 26 gennaio 2011

 

Sul podio di una brillante Orchestra del Verdi di Trieste, Renato Palumbo dà conferma del suo feeling con le partiture verdiane, sfumando l’impeto risorgimentale delle strette e accompagnando con attenzione paterna i cantanti. La direzione del M° Palumbo si è distinta soprattutto per aver mantenuto alta la tensione narrativa senza ricorrere a quegli effetti bandistici che spesso inficiano le esecuzioni del primo Verdi e, allo stesso tempo, trovando il colore orchestrale giusto per i numerosi squarci malinconici propri delle arie del tenore o dei monologhi del Doge.

Paolo Bullo, Operaclick

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