Recensioni 2013

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G.Puccini, La bohème, Teatro Regio di Torino

La bacchetta di Renato Palumbo è stata la vera protagonista per gusto dell’interpretazione, dello spessore psicologico, oltre che all’irruenza timbrica e la passionalità espressiva dell’orchestra.

Irene Bottero Il corriere di Savigliano 7 febbraio 2013

Grande protagonista di questa Bohème è l’orchestra del Teatro Regio (e nel II quadro anche il coro, sempre impeccabile) guidata da Renato Palumbo. Il direttore non le dà tregua neppure per una battuta, con la sottolineatura di ogni tinta, l’evidenza di ogni colore; e l’orchestra risponde ottimamente nella resa di tutte le sfumature. Il prodigio della partitura pucciniana emerge in particolare nella strutturazione leitmotivica e nei frequenti wagnerismi che percorrono l’opera, specie nei primi due quadri (ottimo ausilio, a questo proposito, il saggio di Virgilio Bernardoni presente nel programma di sala, Il realismo “logico” della «Bohème», dedicato appunto alla disamina motivica e all’intarsio delle riprese di scena in scena, con catalogo dei temi conduttori). Anche nei passaggi apparentemente più banali del I quadro l’orchestra porge all’ascoltatore movenze e disegni, riprese ed elaborazioni che raramente la pratica esecutiva riesce a presentare in modo così chiaro; forse, il rischio di mantenere l’orchestra e il suo ruolo sempre in evidenza si traduce talora in un parziale occultamento del volume sonoro dei cantanti; ma è un piccolo rischio, ampiamente ripagato dalle tante bellezze strumentali che così s’impongono all’attenzione; anche perché, quando Puccini intende far risaltare le voci, le lascia protagoniste del discorso musicale.

Come ogni quadro, il finale dell’opera è accompagnato da un apprezzamento calorosissimo nei confronti di tutti gli interpreti; ma esso diventa vera ovazione per le due coppie di amanti, ossia per Alberghini, Bakanova, Berrugi e Grimaldi, e per il direttore d’orchestra Palumbo.

Michele Curnis GB Opera 1 febbraio 2013

U.Giordano, Andrea Chénier, Teatro Regio di Torino

Ma Andrea Chénier non è solo questo, perché incastona la facilità del canto, spesso modernamente non inquadrabile in schemi netti, dentro l’affresco storico con la sua pluralità di figure e in un linguaggio orchestrale mobile ricco di colori. Ben lo sa Renato Palumbo, che, sul podio dell’orchestra subalpina in apprezzabile forma, sa cosa vogliano dire la pennellata timbrica e il respiro della frase.

Giangiorgio Satragni, La stampa 17 gennaio 2013

Il direttore Renato Palumbo, del resto, non rinuncia a un volume del suono marcato, a volte anche debordante: l’effetto principale è certamente una magnifica nitidezza strumentale in cui nulla va perduto[…]. In alcuni momenti l’orchestra è davvero mirabile protagonista: dalle delicatezze pseudo-settecentesche del quadro iniziale agli arcaizzanti squilli di corno che annunciano il passaggio di Robespierre nel II; per non dire degli accordi dell’arpa nella stretta del duetto finale, in alternanza al tremulo degli archi che accompagna le ultime frasi degli amanti: un disegno musicale solitamente coperto, in realtà argomento prezioso per valorizzare la complessità della partitura.

Michele Curnis GB Opera 2 febbraio 2013

G.Puccini, Madama Butterfly, Teatro delle Muse “Franco Corelli” di Ancona

Alla guida della FORM Orchestra Filarmonica marchigiana, Renato Palumbo ha diretto con grande competenza ed evidente conoscenza stilistica. Una lettura di assoluta chiarezza ed affidabilità che ha conosciuto particolari colpi d’ala interpretativi nell’Interludio orchestrale del terzo atto. Attento al ricco cromatismo della partitura protegge i solisti sostenuti nelle ragioni del canto.

Davide Oliviero GB Opera 11 febbraio 2013

Alla testa della sempre affidabile Filarmonica Marchigiana, Renato Palumbo ha tenuto tempi marcatamente lenti, trovando però piena rispondenza sia nell’orchestra (bello davvero sentire le diverse sezioni degli strumenti così nitide nel duetto d’amore) sia nei cantanti, dando così indubbio fascino sinfonico alla lussureggiante orchestrazione pucciniana.

Domenico Ciccone Operaclick

G.Verdi, Nabucco, Teatro Regio di Parma

Un Nabucco nella più schietta tradizione verdiana. Parma celebra il proprio Genius Loci con la riproposizione dell’efficace spettacolo firmato da Daniele Abbado alla regia e affidato all’incisiva bacchetta di Renato Palumbo. Accuratissimo concertatore, costui, molto attento a sostenere le voci e a imprimere un’impronta eroica alla partitura, nel segno di una forte tensione ritmica e dinamica, complice l’ottima orchestra del Regio.

Fabio Larovere Corriere della sera 12 marzo 2013

 Renato Palumbo. Colori vivaci, brillanti, netti e fuoco

Patrizia Monteverdi Operaclick marzo 2013

C’è innanzitutto un direttore coi fiocchi, Renato Palumbo, che non solo conosce nei minimi dettagli la partitura del Nabucco, ma è anche un esperto dell’opera italiana dell’Ottocento nel suo complesso, nonché un intenditore di voci e un provetto accompagnatore del canto. Ciò si traduce in un’esecuzione integralissima (ossia senza lo scempio di strette e cabalette scorciate), nella messa a punto di tempi incalzanti, e anche – per chi vada a caccia di novità – nell’accompagnamento al «Va’, pensiero», dove il battere di ciascuna misura echeggia un poco più marcato del consueto, e dà così un chiaro punto di riferimento ritmico accanto allo scaltrito uso del rubato: i piccoli segreti delle vecchie volpi.

Francesco Lora Il corriere musicale 8 marzo 2013

G.Verdi, Nabucco, Teatro Massimo di Palermo

La concertazione musicale è stata invece affidata a Renato Palumbo, direttore specializzato nel repertorio verdiano. La sua lettura di Nabucco si è rivelata non tradizionale sotto alcuni punti di vista, a partire dai tempi incalzanti che ha staccato sin dall’Ouverture, trascinando con sé le sezioni orchestrali. […]  il direttore veneto ha impresso alla musica quell’energia dinamica, senza cali di tensione, che Verdi aveva già in mente e che in quest’opera egli attuò con impetuosa freschezza. La concisione del “dramma lirico” è stata, dunque, ben sorretta […] L’attenzione all’effetto generale non ha perso di vista la costruzione dei singoli personaggi, che soprattutto i fiati hanno saputo accompagnare con il giusto equilibrio (basti per tutti l’esempio dell’aria di Abigaille, “Anch’io dischiuso un giorno”).

Ilaria Grippaudo GB Opera 25 marzo 2013

G.Verdi, Aida, State Theatre, Melbourne

Italian Maestro and Verdi specialist Renato Palumbo makes his debut for Opera Australia with this season of performances. His reading of the score is richly textured and makes full use of the talents of Orchestra Victoria. At times, Verdi’s use of brass is almost overpowering and Maestro Palumbo showed restraint and judicious use of the pianissimo in many of the more intimate passages. It was during the many orchestral/dance sequences that the true quality of his interpretation became apparent. The orchestra achieved high standards in this performance.

Gregory Pritchard Concertonet  aprile 2013

 

The true star of the show is Orchestra Victoria under the direction of conductor, Renato Palumbo. In this almost three-hour opera, Palumbo’s enthusiasm comes across as more electrifying than what is on stage.

Joel Carnegie Herald Sun  24 aprile 2013

 

Monday’s opening performance featured attentive and focused conducting from Renato Palumbo, and fine playing from Orchestra Victoria; the pianissimo passages had a silky sheen to them, and the brass, especially the six onstage trumpeters wedged into the triumphal scene, were terrific.

Michael Shmidth The Age 24 aprile 2013

Monday’s opening performance featured attentive and focused conducting from Renato Palumbo, and fine playing from Orchestra Victoria; the pianissimo passages had a silky sheen to them, and the brass, especially the six onstage trumpeters wedged into the triumphal scene, were terrific.

Simon Parris Theatre People  25 aprile 2013

G.Verdi, Macbeth, Teatro Lirico, Cagliari

Per una partitura così ricca di sfumature e di significati, ci voleva una direzione profonda, rifinita. Attenta ai dettagli, equilibrata nel rapporto buca e palcoscenico. Renato Palumbo è direttore verdiano di razza. Non gli sfugge nessun accento, timbro strumentale, sfumatura psicologica, anzi accentua i ricami dei legni, i guizzi degli archi, il suono spesso dei violoncelli e la presenza degli ottoni, grave e prorompente, in particolare quella della prima tromba, in genere poco sottolineata. È una direzione  che sa usare bene i “tempi” allargando o stringendo secondo le necessità drammatiche, col risultato che si entra nel mondo verdiano-scespiriano con totale partecipazione emotiva..

Mario Dal Bello Città Nuova 30 maggio 2013

(ANSA) – CAGLIARI, 1 GIU – Rappresentata con successo, al Teatro comunale di Cagliari, l’opera Macbeth di Verdi, in occasione del Bicentenario della nascita del compositore. Il libretto è di Francesco Maria Piave, tratto dalla tragedia di Shakespeare. Il maestro Marco Faelli ha istruito il complesso Corale in modo straordinario. Ottima la direzione di Renato Palumbo così come la regia di Micha Van Hoecke. Applaudito il Corpo di ballo e tutti i cantanti, in particolare il soprano Rachele Stanisci (Lady Macbeth).

ANSA 1 giugno 2013

Il ruvido ed il sublime ed altre rifiniture strumentali le ha plasmate l’ottima direzione di Renato Palumbo che ha dedicato all’opera una delle più approfondite interpretazioni.

CagliariPad 1 giugno 2013

pregio assoluto di questo allestimento è il coro e l’orchestra, che sotto la direzione del maestro Renato Palumbo, raggiunge il vertice qualitativo dello spettacolo, donando momenti di vero e proprio struggimento, come in “Patria oppressa”.

Margherita Sanna Cagliari Globalist 5 giugno 2013

G.Puccini, Tosca, Teatro dell’Opera – Terme di Caracalla, Roma

La direzione dell’opera è stata affidata al maestro Renato Palumbo, il quale ha creato un tessuto musicale coerente e fluido, al servizio della drammaturgia scenica.  […] Molto efficace è risultato l’inzio del terzo atto, dove la descrizione dell’alba romana, col canto del pastorello e lo sfavillio delle campane, si è avvalsa di una delicatezza orchestrale molto ben ponderata.

Giuseppe Fasanella Operaclick 6 agosto 2013

La direzione è stata affidata al maestro Renato Palumbo il quale alterna tempi molto rapidi a lunghi indugi anche in relazione ai movimenti di scena, sostenendo sempre le voci in maniera adeguata e senza squilibri. Bello ed intenso l’inizio del terzo atto sia pure nella totale fissità di luci e scena. Buona la prova del coro.

Francesco Giudiceandrea GB Opera 6 agosto 2013

G.Verdi, Attila, Opéra Royal de Wallonie, Liège

Pour la première fois à l’ORW, le chef italien Renato Palumbo fait un excellent travail avec l’orchestre de la maison, conférant à la partition une certaine noblesse sans gommer entièrement le côté flonflon qui caractérise encore à maints endroits cette période de l’ouvre verdien.

Jean Lucas Luxemburger Wort 24 settembre 2013

[…] émotions […] dans le travail que Renato Palumbo a mené avec l’orchestre, privilégiant la subtilité d’une partition encore hybride, sans lourdeure ni demesure.

Michèle Friche Le soir 26 settembre 2013

Renato Palumbo le dirige superbement, avec un beau sens du rubato et du climax, et il donne à la partition toutes les chances de se révéler. Même si la forme est encore traditionelle, ce Verdi de jeunesse est du grand Verdi.

Nicolas Blanmont La libre belgique 26 settembre 2013

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Category : 2013

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